Raccontiamo il territorio e le sue eccellenze imprenditoriali.

Manifesto

  ANDARE A RITROSO: DAL PRODOTTO FINALE, AL PRODUTTORE, AL TERRITORIO È tempo perché la filiera del valore ridistribuisca i suoi pesi, dal prodotto al produttore al territorio. Nel semilavorato - il tessuto biellese - c’è molta della creatività che si riconosce al prodotto finito – l’abito: c’è la capacità di chi lavora i tessuti più fini; c’è l’acqua più pura che agisce sulle fibre come non succede altrove; ci sono le radici e il sapere delle famiglie di imprenditori e maestranze. Tutto ciò ha un valore che rimane quasi sempre invisibile. Ma è proprio questo racconto, originale e autentico, che dà sostanza al Made in Italy.   DALLA SCHEDA TECNICA AL RACCONTO Il valore creativo, artigianale e tecnologico che sta dentro a un campione di tessuto non può essere raccontato in una scheda tecnica. Chi compra il tessuto ha tra le mani una pezza unica per caratteristiche, qualità ambientale, creatività. La sua storia racconta di relazioni, azioni, decisioni, processi, innovazioni e tutto ciò stimola interesse e curiosità. Quella pezza percorre il mondo sulle spalle di un gigante dal nome Made in Italy; a inventarlo non basterebbero capitali e dinastie. Non usarlo è una perdita evidente; usarlo bene significa riconoscere che la qualità è un prodotto sociale.   DALLA PROMOZIONE ALLA COMMOZIONE Basta con l’oste che dice quanto buono sia il proprio vino. Bisogna creare opportunità, esperienze e modalità perché siano altri a raccontarci. La qualità non ha bisogno di promozione, ha bisogno di essere cantata, toccata, esperita. Noi immaginiamo un’azienda che non solo fa promozione ma accoglie comunicazione; un’azienda che apre i cancelli a qualcuno che la racconta col filtro della propria personalità. Oggi l’oste deve dire: questo è il mio vino, beviamolo assieme.   CHE SI TORNI A EMOZIONARE Non vogliamo mecenati, che donano all’arte per ricevere memoria imperitura. Neanche arte per sé. Vogliamo arte ovunque, diffusa in rivoli, integrata in prodotti, fecondatrice di occasioni e opportunità. E cerchiamo imprenditori che tornino a emozionare, a guardare oltre le rendite e che sappiano rinnovare il patto sociale e ambientale che sta alla base dei successi. Serve intrecciare antichi saperi e nuove forme di conoscenza: il linguaggio dell’industria, il linguaggio del settore dei servizi e quello delle espressioni artistiche possono attivare nuove energie generatrici di nuovi percorsi produttivi.   LA PRODUZIONE DELL’ESPERIENZA L’importanza del fare è il fatto. A Biella non si produce tondino di ferro ma tessuto, un prodotto che aderisce alla pelle, primo strumento di comunicazione dell’individuo e primo fattore di benessere e salute. Insieme a ciò che si mangia, ciò che si indossa è la prima frontiera dell’esperienza umana. Tra bisogno primario e glamour, nel mezzo c’è una comunità che investe conoscenza e lavoro; e un territorio che trasforma ambiente e capitale fisico. Saperlo fare con risultati eccellenti è una storia che nutre il mondo, un mondo che cerca storie identitarie ed esperienze da vivere. Saperle raccontare e organizzare sul territorio che le produce crea nuovo lavoro che si basa sull’esperienza, la cultura, la visita. Nuovi flussi che rinnovano identità, base produttiva e valori, e avviano altre storie.   UNA NUOVA ALLEANZA Biella lavora ed esporta nel mondo. Se solo utilizzasse in percentuale minima la capacità pervasiva che i suoi prodotti hanno nel mercato globale per raccontare il territorio e la sua offerta, Biella sarebbe una destinazione turistica con una propria personalità. Serve una nuova alleanza tra imprenditori del tessile e imprenditori turistici e culturali, banche, fondazioni, istituzioni dedicate alla salute, all’educazione, amministrazioni: per restituire al territorio nuove opportunità, così come dal territorio se ne sono tratte, storicamente. Aprire il territorio e le valli all’Europa, ricercare assieme ottimizzazioni, strategie, collaborazioni; rimettere in moto energie. Non è più tempo di fare da soli; o la terra in cui viviamo, al di là del nostro splendido giardino, non sarà più quella di adesso.